[Vademecum] Cinque celebri bugie sull’editoria e sulla pubblicazione

- a cui probabilmente credi anche tu -

di Carlotta Colarieti, 19 gennaio 2016

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1. Professione scrittore
Chiamatela predisposizione innata o se preferite il risultato raggiunto dopo anni e anni di fatiche, ma non chiamatela professione. Di scrittura non si mangia. Si mangiava, forse: ai banchetti regali alla corte del Re Sole, o con gli anticipi dei giornali ottocenteschi cadenzati al ritmo delle uscite di un romanzo d’appendice. Oggi, buona parte delle case editrici concede agli autori una percentuale sul prezzo di copertina che va generalmente dal 5% al 10%. Ovviamente le grandi case editrici arrivano a offrire buoni anticipi agli autori sui quali puntano molto, ma non si tratta certamente di vitalizi perpetui. Per questa ragione quella degli autori è una specie molto versatile: giornalisti, autori televisivi, editor,
direttori di collana e, in alcuni casi, anche ingegneri, professori o farmacisti.
Esiste una ristretta cerchia di scrittori che può permettersi di vivere delle proprie fatiche letterarie, ma si tratta appunto di casi rarissimi in cui parole come bestseller o diritti cinematografici giocano un ruolo fondamentale.

 

2. Dopo aver terminato il manoscritto la strada per la pubblicazione è tutta in discesa
Terminare un romanzo, un saggio o una raccolta di racconti non è certamente uno sforzo da poco. Dopo la chiusura dell’ultimo paragrafo di una storia però, segue – inevitabile – un periodo in cui è necessario lasciare “riposare” il testo: abbandonarlo di proposito per affrontarlo più lucidamente in un secondo momento, in cui il distacco consentirà un nuovo approccio critico. Bisogna essere disposti ad accettare la possibilità che ci sia qualcosa da sacrificare e altro ancora da modificare.
Non meno faticoso è il momento della stesura della sinossi, e quindi la necessità di capire cos’è una sinossi. Che si scelga di lavorare insieme a studi editoriali come il nostro o di agire da soli, bisogna affrontare la scelta (ponderata) delle case editrici più affini a cui inviare l’opera. Quest’ultima fase, quella degli invii e dei tentativi – che in molti immaginano come breve e immediata – potrebbe durare mesi oppure anni.

 

3. Pubblicare con un editore famoso è sinonimo di successo
Questa è una delle bugie più diffuse tra gli autori esordienti, forse perché è nata in un’epoca, non troppo lontana, in cui le grandi case editrici avevano iniziato a puntare sugli esordienti.
Non che i grandi marchi editoriali si occupino solo di autori già noti, ma spesso può accadere che chi esordisce con una piccola casa editrice riceva più visibilità. La maggior parte degli editori cosiddetti indipendenti pubblicano mensilmente molti meno libri, ma, proporzionalmente, spendono più energie nella promozione dei loro volumi. È per questo che molti degli autori che troviamo esposti nelle grandi librerie di catena hanno già pubblicato in passato con realtà più piccole, per essere poi notati anche da marchi più conosciuti. Al contrario, può capitare che il libro di un esordiente che esce per una casa editrice medio-grande, insieme a nomi più noti, possa essere stampato, distribuito e dimenticato molto facilmente. La vita di un libro in termini promozionali è sempre breve, ma si fa brevissima quando i ritmi di uscita sono veloci, serrati e da concentrare su un’infinità di titoli.

 

4. Se un romanzo non viene preso in considerazione dagli editori è perché non è un buon romanzo
Non è detto. La prima cosa da fare quando ci si rende conto che il proprio manoscritto non interessa alle realtà a cui era destinato è capire se l’opera sia affine oppure no ai criteri di quella precisa linea editoriale. Ogni casa editrice ne ha una e anche la più generalista organizza le proprie uscite in differenti collane. Prima di inviare il manoscritto bisogna condurre uno studio approfondito sulle collane, sui titoli e sulle scelte editoriali di una data realtà, in rapporto con il presente. Quindi, rigorosamente no agli invii massicci e casuali.
Se, nonostante queste accortezze, un’opera continua a non interessare è probabile che presenti delle anomalie o delle mancanze da un punto di vista stilistico o strutturale e che la casa editrice che l’ha ricevuto non intende investire tempo e denaro per un lavoro sull’opera. A quel punto si può chiedere un parere professionale, come una scheda di valutazione e, qualora la scheda metta in luce problemi o incongruenze migliorabili, si può anche scegliere di avvalersi privatamente dell’aiuto un editor professionista.
Il lavoro dell’editor non assicura la pubblicazione, ma la possibilità di ripensare al testo, di capire gli aspetti migliorabili e i punti di forza di un’opera, di revisionarla in maniera critica e ragionata.

 

5. Se un romanzo non viene preso in considerazione dagli editori è perché senza agganci è impossibile pubblicare
Questa è la bugia più grande, più comoda e insieme più pericolosa, perché esclude a priori la possibilità di raggiungere un obbiettivo, a partire dalla comprensione dei propri errori.
Infine, bisogna considerare che esiste anche solo una remota possibilità che un’opera possa non essere notata perché non è ritenuta interessante o, se preferite, perché il mondo non è ancora pronto ad accoglierla. Una consolazione tutt’altro che magra, considerando che il mondo non si è dimostrato pronto di fronte a romanzi di autori del calibro di Proust, Saramago e McCourt.

 

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