[Vademecum] Cinque accortezze di scrittura più una postilla

- Perché sbagliare è umano ma perseverare è diabolico -

di Carlotta Colarieti, 3 settembre 2015

Illustrazione di Jen Collins: http://hellojenuine.blogspot.it/

Abbiamo deciso di raccogliere cinque tra gli errori più comuni che riscontriamo ogni giorno nei manoscritti inediti che arrivano in redazione, anche in quelli migliori. Cos’è che spinge molti autori a cadere nelle stesse trappole narrative?
Probabilmente la paura di non essere capiti da chi leggerà il testo, la sensazione di essere stati poco chiari e il timore di non essere riusciti a trasmettere ciò che si sarebbe voluto dire. Se vi riconoscete in almeno una di queste “brutte abitudini” non vi resta che evitare certi atteggiamenti: la differenza non si noterà tanto in ciò che direte, che rimarrà per lo più immutato, ma in come lo direte.

 

1) Non dire, narra.
Marcel Proust annotò: «Flaubert non scrive mai che Bovary aveva freddo» ciò che egli scrive invece è «Madame Bovary si accostò al camino». Qual è l’insegnamento da cogliere in questo caso? Guardatevi dall’affermare ciò che invece volete riuscire a trasmettere. Spesso, i personaggi più riusciti non dichiarano di essere tristi, felici o arrabbiati, allo stesso tempo però leggiamo di lacrime versate, di sorrisi repentini e di oggetti lanciati contro i muri. Non confidate al lettore l’esistenza di un’emozione, narratela.

 

2) Impara la sublime arte della concisione.
Una regola generale: quando state impiegando più di tre periodi per descrivere un concetto non funzionale ai fini della narrazione chiedetevi se è davvero necessarioSe non lo è eliminatelo o sostituitelo con una dichiarazione. Provare per credere.

 

3) Non abusare dei “retroscena”.
Non esiste davvero nulla di più seccante di un narratore iper-interventista che spezza di continuo il ritmo della narrazione per spiegarci meticolosamente le cause e gli eventi che hanno condotto un personaggio a formulare un certo pensiero, o i fatti a svolgersi in un dato modo. Le concause che hanno portato a un fatto o a un’azione sono, per definizione, finite. Ogni volta che tornate su un concetto finito chiedetevi se si tratta di qualcosa di necessario per orientare il lettore all’interno del romanzo. Se non è così valgono le soluzioni del punto 2.

 

4) Il troppo storpia.
C’è veramente bisogno di dire perché non bisogna introdurre molti personaggi tutti insieme, nello stesso momento? Se la tua storia necessita di molti personaggi, avrai bisogno di molte personalità. Rendendo ogni personaggio unico e ben caratterizzato lo si trasformerà automaticamente in un elemento funzionale, forte e riconoscibile. Quando si introducono molte voci in una storia si corre sempre il rischio di non riuscire mai veramente ad approfondire la dimensione psicologica di nessuno.

 

5) Dialogare è naturale.
Quando si scrivono i dialoghi sarebbe bene leggerli ad alta voce, interpretarli e soprattutto immaginare come, nella realtà, quell’uomo o quella donna pronuncerebbero quella frase. Dunque no agli ipercorrettismi, no al monostilismo dei personaggi e assolutamente no a irreali battute lunghissime (dove il botta e risposta procede con improbabili monologhi sul senso della vita).

 

POSTILLA

In narrativa “l’eccezione che conferma la regola” è la regola.
Tutti gli errori presi in rassegna fanno riferimento a regole “generali”. Per “generali” si intende l’insieme degli espedienti narrativi ritenuti di solito più o meno gradevoli in fase di lettura. Ogni testo però, costituisce un nucleo di leggi e contraddizioni autonome e contiene in sé una buona dose di arbitrarietà stilistica a cui (per fortuna) è impossibile sottrarsi. L’autore è libero di sovvertire ogni regola “generale” vigente purché lo faccia con stile e genialità, a quel punto potrà dettare egli stesso le regole “generali” perché da autore sarà divenuto scrittore.

 

Illustrazione di Jen Collins.

  • condividi:

Comments