[effe] Il grado zero arbitrario

- Esoterismo, antropologia e letteratura -

di Roberto Bioy Fälscher, 1 dicembre 2014

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Nel 1929, l’esoterista olandese Aldous Van Tongerloo dava alle stampe un eccentrico volumetto dal titolo Il reale allucinatorio. Al suo interno Van Tongerloo illustrava la teoria del pluriesistenzialismo, secondo la quale alcuni individui sarebbero in grado di vivere fino a sette esistenze differenti, passando dall’una all’altra, assolutamente dimentichi dell’esperienza precedente e di ciò che sono stati. Van Tongerloo attribuiva questa capacità di rigenerarsi a piacimento, obliando la propria natura, alle persone caratterizzate da rutilismo.

Curiosamente, circa trent’anni prima, l’antropologo francese Lucien Lévy-Bruhl, studiando le popolazioni dell’arcipelago polinesiano delle Isole Sottovento, considerò, nel suo saggio Îles Sous-le-vent – La vie en Polynésie française, la possibilità che gli indigeni fossero portati fin dalla più tenera età, a «inventare storie sul proprio conto, plasmare a piacimento l’identità personale per sé e per la collettività […] sino a perdere volutamente memoria dell’Io originario che aveva prodotto quei racconti».

La letteratura – che dal tic, dall’alterazione e dall’incongruo coglie ispirazione primaria – non sembra, del resto, essere rimasta immune a questa singolare affezione comportamentale. Come dimenticare l’orgogliosa misantropia del signor Lockwood in Cime tempestose? Il suo più sincero interesse per gli uomini ci viene svelato da Emily Brontë a poche righe da una presentazione che lo vedeva giurato alla più ferrea solitudine, illuminando quello spazio oscuro che divide il timido “chi sono” dall’esuberante “chi vorrei essere”. E il dubbio amoroso che accende l’animo del partigiano Milton, nel racconto di Fenoglio Una questione privata, non è forse il risultato della sua stessa scelta di convincersi di una sola verità dai contorni incerti, laddove ce ne sarebbero potute essere altre? Tutto, allora, viene decifrato con nuovi codici, il passato e gli affetti si caricano di neonate potenzialità. Nulla sarà più come prima, perché anche quel “prima” è ormai irriconoscibile.

Dopo aver letto i racconti di questo secondo numero di effe, ho vagato fino a queste interferenze. I racconti e gli autori della rivista in effetti, hanno poco a che vedere con Van Tongerloo e Lévy-Bruhl. Ma i loro personaggi e le loro storie stanno agli indigeni polinesiani e ai pluriesistenzialisti almeno quanto il signor Lockwood e Milton il partigiano.

I personaggi di questo numero vivono una realtà alternativa nell’autonomia della propria mente, o agevolati da fattori esterni. Gli autori allargano così la trama della narrazione: le loro creature possono muoversi liberamente tra l’oggettività e la definitezza di ciò che li circonda, oppure optare per lo sfumato perimetro immaginativo creato da loro stessi, dettato dall’aspirazione e dal sogno, ma anche dalla negazione della propria consolidata identità.

Chi è Herschel Cougar, il protagonista del racconto Breve storia del movimento post-poetico, se non un aspirante Arturo Bandini alle prese con la costruzione di una mitologia personale, a scapito di ogni possibile oggettività? E Il braccio di Mara è davvero un così micidiale metodo di prigionia, tanto da non poter essere aggirato? Nella testimonianza del suo protagonista, secondo cui egli figura come una vittima del sistema, sembrerebbe essere davvero così. E ancora, l’atto di fiducia che vuole un’indifesa ragazza facile conquista per il suo difensore, come accade in Luglio 1982, non è già forse una percezione piacevolmente alterata della più viscerale e articolata realtà? E quali radicati scompensi si celano dietro il machismo criminale di Veleno?

Le pagine di questo numero non potranno fornire risposte precise a tutti gli interrogativi, giacché starà a voi plasmare la vostra personale visione delle cose, ma sapranno certamente concedervi la possibilità di uno sguardo obliquo sui mille e arbitrari volti del reale.

 

Il presente articolo è l’editoriale del secondo numero di effe – Periodico di Altre Narratività, a firma di Roberto Bioy Fälscher, che ringraziamo per la disponibilità.

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