[effe] Storie Segrete

- Contro i regimi, la censura e i miopi circuiti ufficiali -

di Roberto Bioy Fälscher, 9 febbraio 2016

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Sarà stato il ’73, il ’74 forse, ricordo solo che mi trovavo nell’allora Leningrado per un convegno di Semiotica, quando, per puro caso, durante una conversazione, venni a conoscenza del movimento delle Skrytye Istorii, antesignano del ben più noto fenomeno del samizdat. Come mi spiegarono e come in seguito ebbi modo di approfondire, le Skrytye Istorii, le “storie segrete”, erano racconti scritti a mano o stampati in ciclostile da autori anonimi, che riuscivano a evadere i controlli della temibile commissione del Glavlit (l’organo di censura che decretava chi fossero gli intellettuali nemici del popolo), nascondendo le carte in luoghi di passaggio dove potevano essere lette da quante più persone possibili prima di essere trovate, analizzate e distrutte.

Com’è testimoniato anche da Boris Pasternak in Lettere agli amici georgiani, si trattava di «opere dallo stile variegato», ironicamente nascoste tra le pagine dei giornali cari al Regime e abbandonati sulle banchine della metropolitana di Mosca, storie riportate con cura amanuense sull’anticapitalista e antiborghese carta igienica dei bagni delle università e delle fabbriche di Dudinka, Leningrado e Sverdlovsk, e sotto i sedili dei cinema di propaganda a Kaliningrad, o negli elenchi telefonici messi a disposizione negli Uffici del Popolo. Si trattò di un movimento omesso dai libri di storia, la cui carica sovversiva è paragonabile solo al contrabbando delle radiografie che in Urss, anni dopo, vennero utilizzate per copiarci sopra brani jazz e rock circolanti a Occidente.

Dagli archivi si evincono chiaramente i sospetti che per un ventennio animarono i corridoi degli uffici del Direttorato: tra gli autori anonimi delle storie, era chiaro, doveva esserci anche qualche noto scrittore apparentemente fedele alla linea di Stalin. Tra i maggiori indiziati in questa caccia al dissidente, i segugi sovietici indicavano tra gli altri: Anna Achmatova, Dmitrij Alenitchev, e lo stesso Pasternak.

Per quanto ne sappiamo, il movimento cessò la sua attività nel 1953, anno della morte di Iosif Stalin e data a cui risale l’ultimo rapporto della polizia segreta relativo a un «blocchetto di Skrytye Istorii rinvenuto sotto una mattonella nel bagno di una fabbrica di vodka nei pressi di Vladivostok»; unica certezza: le “storie segrete” scomparvero nel nulla dal quale erano state generate.

Capita però che ai giorni nostri, nella democratica Italia, quando m’imbatto in questo Periodico, di cui sono ormai un affabile sostenitore, io non possa fare a meno di ripensare al movimento delle Skrytye Istorii. Certo, nel caso di effe, questo volumetto non deve fare i conti con nessun Regime o censura programmatica, ma anche oggi come allora – talvolta – per leggere una narrativa buona e diversa dal solito, occorre comunque aggirare i circuiti ufficiali, che molto spesso custodiscono il loro potere con logiche aziendali non tanto diverse da quelle che animarono Aleksej Stachanov nel suo piano di aumento della produttività sovietica.

La partecipazione a questo progetto è, come fu per il movimento delle Skrytye Istorii, il manifesto della volontà di scoprire, sperimentare e operare scelte di qualità anche senza il consenso di chi è abituato a decidere cosa si può e non si può pubblicare.

In Russia credono che tornare a recuperare ciò che si è dimenticato porti sfortuna; allora auguro a tutti i lettori di questo volume di finirlo tutto d’un fiato, perché tornare indietro sarebbe davvero imperdonabile.

 

Il presente articolo è l’editoriale di effe – Periodico di Altre Narratività #4, a firma di Roberto Bioy Fälscher, che ringraziamo per la disponibilità. L’illustrazione è di Lucamaleonte.

 

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