[effe] Letture speculari e riflessi incondizionati

- Lungo i sentieri impervi della montagna incantata -

di Roberto Bioy Fälscher, 8 ottobre 2014

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Quante volte vi sarà successo, anche se non siete lettori onnivori, di riconoscere tra le pagine di un libro dei rimandi ad altri libri e storie, magari insospettabili, tanto che vorreste chiamare l’autore al telefono per averne immediato riscontro? Quasi foste impegnati a giocare a Memory con lui, o meglio ancora, come se prendeste parte a un quiz televisivo, per il quale sono indispensabili memoria e capacità di associazione. E che soddisfazione poi quando, proseguendo nella lettura, trovate conferma a tutti i vostri ragionamenti, sentendovi un po’ filologi e un po’ detective?

A tal proposito mi è capitato, poco tempo fa, di scovare un libretto, per la precisione un pamphlet sulla lettura, di un giovane scrittore cimbro, americano d’adozione, tal Leachim Nobach, che parlava appunto del piacere di scoprire modelli e riferimenti precisi all’interno di alcune opere di narratori contemporanei. Una vera e propria cartografia archeologica della narrativa, insomma. Ora, questo volumetto, intitolato How to Walk Along the Borderlands, purtroppo in Italia non è ancora stato pubblicato ed è pressoché introvabile anche in America, quindi dovrete fidarvi di un mio rapido resoconto. Insomma, per farla breve, l’autore individua una lista di romanzi al cui interno è riuscito a isolare, con occhio attento e scaltro, tutta una serie di nessi e rimandi ad altrettanti scrittori del passato. Nobach, che nonostante la giovane età può vantare una discreta conoscenza letteraria, spazia dalla narrativa statunitense contemporanea ai giovani autori latinoamericani, non disdegnando di affacciarsi anche in Europa – Italia, Andorra e Lussemburgo escluse. Scopriamo così, per esempio, che Corpi inumani (Hobo edizioni, 2006) del sorprendente romanziere peruviano Jorge Mario Matalobos presenta numerosi rimandi a Juan Carlos Onetti e al suo Raccattacadaveri (Feltrinelli, 1969); che Le formiche (Quoz, 2009) del giovane e promettente Aron Hector Schmitz si ispira, in più parti, a L’insostenibile leggerezza dell’essere (Adelphi, 1985) di Milan Kundera; o ancora che Quattro dita di una mano (Alt, 2001) romanzo incompiuto del croato Milo Spitzer, morto suicida nel dicembre del 1991, nasce dalla lettura di El viaje, romanzo del grande messicano Sergio Pitol ancora inedito in Italia.

Così, quando ho ricevuto dagli amici di Flanerí i sei racconti che compongono questo nuovo e rinnovato periodico – da Flanerí Mag a effe, è bello osservare come il mondo, ruotando, continui a evolversi –, mi sono divertito, leggendoli, a trovare di volta in volta echi e riferimenti sulla scia del libretto di Nobach.

E allora come non notare le somiglianze tra il protagonista di Cortina di Enrico Macioci e l’Arturo Bandini di Chiedi alla polvere? E l’atmosfera che si respira nel racconto di Filippo Nicosia, Il posto, non ricorda forse quella di Un posto pulito, illuminato bene, di Ernest Hemingway? Che dire poi dell’individuo paranoide del racconto L’orrore, l’orrore!, di Giacomo Sauro, e della sua affinità con Johnny Wieder, personaggio attorno a cui ruota la storia raccontata da Horacio Ocampo in Fuliggine, pietra miliare della narrativa distopica latinoamericana?

Ma questo gioco di specchi, di strade che si intersecano e si biforcano per poi allontanarsi lungo i sentieri impervi della montagna incantata è un diletto solitario che non può essere imbrigliato in una cultura enciclopedica ma che necessita dell’individualità di ogni singolo lettore, ed è per questo che lascio dunque a voi il piacere di scovare richiami e analogie in La geometria della notte di Elisa Casseri, Pizzaconnection di Fabrizio Miliucci e La fuga di Polonio di Maria Rita Di Bari. Buona lettura dunque, e buon diletto.

 

Il presente articolo è l’editoriale numero zero di effe – Periodico di Altre Narratività, a firma di Roberto Bioy Fälscher, che ringraziamo per la disponibilità.  

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